Una cartina della distribuzione del sicomoro ci dà lo spunto per una interessante riflessione: sono numerose le specie che hanno una distribuzione geografica divisa in due settori, una a nord del Sahara, e l’altra a sud. Con ogni probabilità, un tempo l’areale era omogeneo, e la popolazione del sicomoro costituiva un tutto unico, che si estendeva dall’Africa subequatoriale alle sponde del Mediterraneo. La situazione attuale, che si definisce “ad areale disgiunto”, deriva dall’antico ma inarrestabile processo di desertificazione che coinvolge il Nordafrica, e che, in questo caso, ha spezzato la continuità di diffusione di questa Moracea. Da una parte una ridotta area fra Egitto, Palestina e Libano, dall’altra un’area che comprende le molte savane a sud del Sahara, dal Sudan allo Zambia.
Come per il suo parente più famoso, il fico, anche i frutti del sicomoro possono essere mangiati freschi, ma anche cotti, oppure fatti seccare per conservarli. In teoria se ne potrebbe fare ancora oggi una bevanda alcolica, come si usava in antico Egitto, ma in buona parte delle regioni dove oggi cresce il sicomoro, vige la legge coranica…
È comunque una pianta medicinale: in questo caso del sicomoro si usa soprattutto il latice, indicato ad esempio per la scrofolosi, e per uso interno contro i vermi, la dissenteria ed alcune malattie respiratorie. C’è anche chi dice che sia un antidoto contro il morso dei serpenti, ma non date retta a quello che vi raccontano i venditori del suk di Khartoum, vogliono solo truffarvi.