Le protagoniste

 

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KAKI: L'albero delle sette virtù

Quando l’inverno è alle porte, il paesaggio bruno delle nostre campagne è rallegrato dai frutti rosso arancio di un albero spoglio. Anche da lontano, riconosciamo facilmente il kaki nel periodo della fruttificazione, ma non è altrettanto facile riconoscere il kaki (Diospyros kaki) durante la fioritura: il fiore del kaki è piccolo e verde, insignificante, a quattro petali verde sbiadito, quasi nascosto nell’abbondante fogliame estivo.

Il Dyospiros kaki è un albero non molto alto, ramificato, dalle foglie ovate, ad apice acuto, piuttosto grandi, a margine intero. Dai fiori femminili, separati da quelli maschili, derivano bacche di colore arancio o talora giallo, carnose, a polpa molle, con 4 (a volte meno) semi amigdaloidi scuri; nelle varietà coltivate spesso i semi mancano.

Nelle sue terre di origine (Cina meridionale), ma anche altrove come in Giappone e a Taiwan, il kaki gode di ottima reputazione. È considerato l’albero “dalle sette virtù”, che vado ad elencare: è longevo, dà una bella ombra con la sua chioma fitta, i suoi colori autunnali sono molto decorativi, fra i suoi rami non ci sono nidi (e questo non so perché, e neanche perché sia da ritenere una virtù), non è attaccabile dai parassiti, il legno è un buon combustibile, dal fogliame caduto a terra si ottiene un buon concime. Ed ovviamente c’è l’ottava virtù, quella dei suoi buoni frutti commestibili, che fino a qualche anno fa erano abbastanza scomparsi dagli scaffali dei nostri supermercati, ma che oggi sono tornati con successo (a prezzi un po’ alti, a dire il vero...). In genere da noi il kaki viene innestato sul Diospyros lotus, per aumentarne la resistenza al freddo.

Ancora due annotazioni. Si dice che il kaki sia astringente: lo è, ma molto meno di quanto si pensi, specialmente se i frutti che mangiamo sono ben maturi, chi soffre di stitichezza si può tranquillizzare. E il kaki mela non è un ibrido fra il kaki e il melo, ma solo una varietà del Dyospiros kaki, ottenuto per aumentare la consistenza della polpa del frutto, e quindi fargli sopportare meglio il trasporto, lo stoccaggio e la messa in vendita.

E poi provate a cercare sui vostri motori di ricerca “albero della pace". Troverete spesso citata la pianta del kaki di Nagasaki, una delle 12 sopravvissute all'esplosione atomica del 1945: dalle sue talee si stanno ottenendo nuovi esemplari che vengono piantate a simbolo della memoria nei cortili delle scuole di mezzo mondo. Ed è una bella cosa.

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