Cucine d’Europa: la cucina greca
Sono così goloso dei dolci greci che avrei voglia di parlare della cucina greca limitandomi ai “kataifi”, con quella loro singolarissima sfoglia filettata ed il ripieno di mandorle (Prunus dulcis) tritate ed intrise di sciroppo, o alle “baklavas”, dagli strati di sfoglia alternati con mandorle tritate e miele, oppure ai “melomakárona” con cannella (Cinnamomum verum) e pistacchi (Pistacia vera). Non disdegno neppure i “loukoumia”, che alcuni trovano esageratamente dolci, né i “kourabiédes”, dolcetti natalizi fatti di mandorla e pastafrolla e spolverati di zucchero a velo. Fra gli ottimi snacks di frutta secca e miele, un posto di rilievo per me meritano i “pasteli”, con semi di sesamo (Sesamum indicum) e spesso altra robina dentro. Provo una particolare attrazione verso quel dolce informale che è la “halvà” a base di farina di sesamo, che però non è un dolce greco in senso stretto, ma è comune a buona parte dei Balcani fino all’Ucraina compresa (quella che va per la maggiore in Grecia è la halvà macedonica). Altrimenti si può concludere il pasto con un buon “rizogalo”, semplice e digeribile, fatto di riso, latte e cannella (un equivalente del rizogalo è l’arroz con leche, piatto andaluso).
Poi possiamo rifarci con le splendide salsine, a partire dalla celebre “tzatziki” (yogurt lavorato con cetriolo Cucumis sativus e aglio Allium sativum e olio), la squisita “melitzanosalata” (salsa a base di Solanum melongena, la melanzana) e la coraggiosa “skordalia” (crema di patate e aglio). La “taramosalata” è invece a base di uova di pesce.
Sempre negli antipasti possiamo collocare le “dolmadakia”, involtini fatti da foglie di vite con ripieno di carne e riso e cotti in limone; se invece sono più grossi e conditi con una salsa di limone, si tratta delle “dolmades”, che possono essere anche il piatto principale.
Piatto principale è anche la “moussakà”, a base di melanzane (di provenienza orientale), oppure i peperoni dolci (Capsicum annuum) ripieni di riso e cotti al forno. Se vogliamo sfuggire agli immancabili souvlakia, spiedini di carne o più raramente di pesce, possiamo buttarci sul “gyro”, una sorta di kebab che viene servito anche come cibo di strada all’interno di una “pita” (il loro pane simile a piadine), o meglio ancora sulle loro ottime torte verdi, tipo le “spanakopita”, a base di spinaci (Spinacia oleracea) e formaggio. Spesso ci troveremo sapori per noi un poco inconsueti, dati ad esempio dall’uso frequente di erbe come l’aneto (Anethum graveolens).
E poi, ovviamente i dolci di cui si è detto e la frutta (magari quella secca, tipo i fichi e l’uva di Corinto, deliziosa…).
Dimenticavo: prima di sederci a tavola, ripeto, prima, conviene sedersi a un tavolino e far venire l’ora di cena gustandosi un bicchierino di “ouzo”, il classico liquore di anice (Pimpinella anisum) famosissimo anche fuori dai confini ellenici, e sgranocchiandosi qualche oliva, tipo quelle – gigantesche - di Kalamata. L’alcool dell’ouzo stimola i succhi gastrici, e l’olio delle olive protegge le mucose interne. Dopo di che, buon appetito.