Tema (medicina): Le piante dell’omeopatia.
Non è affatto mia intenzione prendere posizione sui benefici della omeopatia, sull’efficacia reale o presunta delle terapie prescritte dai medici che sfruttano i principi di questa medicina alternativa. Mi interessa piuttosto porre l’accento sulle specie vegetali che vengono prescritte dalla medicina omeopatica.
Alcune di queste piante sono nostre: vivono in ambienti europei l’aconito napello (Aconitum napellus), la belladonna (Atropa belladonna), il fior di stecco (Daphne mezereum), l’arnica (Arnica montana), la Pulsatilla, il licopodio (Lyopodium clavatum). Tra parentesi, sono quasi tutte specie montane, e presenti nella nostra farmacopea sin dal Medioevo.
Altre specie ci giungono dal Vecchio Mondo, come la noce vomica (Strychnos nux-vomica), di origine indiana: come oggi, anche in passato i derivati dell’albero della stricnina dovevano essere prescritti sotto stretto controllo medico.
È rilevante il contributo del Nuovo Mondo all’elenco delle specie usate in omeopatia. Una di queste è l’edera velenosa, il Toxicodendron pubescens, proveniente dal settore centro-orientale degli Stati Uniti, strettamente affine all’edera urticante e parente del sommacco; un’altra è la “radice rossa” o “radice di sangue”, una papaveracea che risponde al nome di Sanguinaria canadensis, tipica delle zone fredde del Nordamerica; e un’altra ancora, più o meno con la stessa distribuzione geografica, è la Thuja occidentalis, una delle tuje che mettiamo nei nostri giardini.
Dall’America tropicale viene invece l’ipecac, Carapichea ipecacuanha, un forte emetico prescritto un tempo per combattere l’ingestione di veleni.
Infine citiamo il Ledum palustre, che meglio sarebbe chiamare Rhododendron tomentosum, diffuso in tutta l’Eurasia fredda, del gruppo delle azalee e del rododendro alpino: almeno questa specie non è un veleno; la usiamo, sempre in dosi omeopatiche, come repellente naturale, per rendere il nostro sudore sgradevole alle zanzare.