Piante in viaggio

 

 Bandiere nel piatto

 

Poche speranze per i vegetariani

Cucine del mondo: la cucina argentina.

Non è semplice preparare un pezzo sulla cucina argentina privilegiando gli ingredienti di tipo vegetale. Si finisce per sottolineare che meno male che c’è il mate (Ilex paraguariensis), la bevanda nazionale, ad integrare una dieta quasi esclusivamente carnivora. Si fa notare che da qualche parte si mangia anche un po’ di manioca o di mais, almeno nel chipà, un pane al formaggio più che altro tipico del Paraguay, e che in Brasile viene appunto chiamato pan de quejio (pane di formaggio).

Il mais compare anche nei locro, pietanze naturalmente di carne (manzo), e ingredienti accessori come la patata, i fagioli e la zucca, che sono indigeni, la cipolla e il pomodoro, che sono universali. È probabile che i locro risalgano al periodo coloniale, quando le immense distese a pascolo delle pampas iniziarono ad essere sfruttate dai nuovi feudatari europei, con allevamento bovino soprattutto a nord ed ovino soprattutto a sud.

Quando si dice cucina argentina si dice soprattutto asado, la carne alla griglia (meglio se messa in verticale, di fianco al fuoco) che sta spopolando anche nelle nostre sagre di paese. Ho scoperto però un condimento vegetale adatto proprio all’asado, valido anche come marinatura, su cui vale la pena di spendere due parole: il chimichurri. Si tratta di una salsa abbastanza semplice da preparare, dove si trita prezzemolo, aglio e peperoncino e volendo anche origano, timo, alloro e coriandolo, si aggiunge un poco di limone e si amalgama il tutto con l’olio (anche quello di oliva va bene). Fra tutti questi, solo il peperoncino è di origine sudamericana, e comunque non è argentino. Mi ha incuriosito l’origine del nome: chimichurri deriverebbe dalla storpiatura di Jimmy McCurry, l’irlandese presunto autore della ricetta, un soldato che si battè per la indipendenza argentina, una specie di emulo di Garibaldi. Oppure si tratterebbe di una frase sentita dire da un gaucho ai suoi padroni inglesi a tavola, e cioè “passami il curry” (“gimme the curry”).

Non conoscevo la storia del chimichurri quando sono entrato in un ristorante della Boca, il più famoso quartiere di Buenos Aires. Ma c’era scritto che lì mi avrebbero dato “pascualina” e “ravioles con tuco”. Li ho ordinati, ed erano più buoni che a Genova.

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