L’avevamo già vista decine, centinaia di volte, lungo i sentieri che percorrevamo, a ridosso della nostra città. Ma non ci avevamo fatto troppo caso, fino a che non abbiamo provato a capire perché si chiamasse agliaria. C’entrava forse l’aglio? Non certo per l’aspetto, e neppure per la famiglia, visto che la Alliaria petiolata è una Crucifera, quella di cavoli e violacciocche. Dunque? Abbiamo assaggiato la foglia: un inaspettato ma delicato gusto di aglio ci ha riempito il palato, e presto, nel giro di un pomeriggio, le molte foglie raccolte in zona sono finite a formare una salsa dal gusto originale, saporita e lievemente piccante (per la consistenza abbiamo usato mandorle in scaglie e pinoli, poi olio e via con il frullatore): splendida.
L’alliaria, pianta nitrofila, vive in campi ben concimati o radure di boschi ricchi in humus, fossi e ambienti piuttosto umidi. Abbastanza comune da noi, è originaria del continente Eurasiatico (fino all’Himalaya), e di recente si è diffusa anche in Nordamerica.
I fiori, i frutti e le foglie (specialmente giovani) dell’alliaria sono commestibili: hanno un aroma fra l’aglio e la senape, e, come abbiamo sperimentato direttamente, possono essere usate in insalate e salse. Sotto l’aspetto medico, l’agliaria è importante per le foglie giovani ricche in vitamina C e vitamina A, almeno quanto rispettivamente l’arancio e lo spinacio. Le foglie vanno bene anche in infuso con miele come sudorifero e carminativo, e per uso esterno contro ulcere e gangrene.