Se passate a fine estate lungo certi viali della mia città, vedrete un tappeto di piccoli fiori bianchi sui marciapiedi: è quanto resta, con grande gioia degli spazzini, della copiosa fioritura dello Styphnolobium japonicum, che si trova anche come Sophora japonica. La sofora, conosciuta anche con l’evocativo nome di “albero della pagoda”, è infatti uno dei più frequenti alberi ornamentali delle nostre alberature stradali, così come di molti parchi e giardini d’Europa.
Originaria della Cina settentrionale e della Corea, la sofora abita i boschi di latifoglie, dal clima temperato e tendenzialmente asciutto. Ha avuto subito molto successo in Giappone (infatti, come si è capito dal nome specifico, all’inizio fu creduta giapponese), dove millenni di coltivazione e selezione hanno prodotto numerose cultivars, alcune con tronco e rami contorti anche negli individui giovani.
La sofora viene impiegata come pianta ornamentale specialmente in città, in quanto resiste bene all’emissione di gas inquinanti, ed alla siccità; il suo fogliame non è soggetto all’attacco degli insetti. È giunta in Europa a metà del XVIII secolo; nelle sue terre di origine ha un certo valore medicinale (antiossidante), legato alla presenza di sostanze glucosidiche come la quercetina e la rutina, che la scienza moderna sta approfondendo.