In una buia stanza piena di barattoli di vetro e di plastica, di bottigliette e di sacchetti, il nostro ospite ha preso sul serio le mie competenze botaniche e le vuol mettere alla prova: ora mi sta mostrando una radice, me la fa annusare, toccare, vuole che indovini che specie è. Lui sa che la sola radice raramente fornisce sufficienti indicazioni, così che le possibilità di identificare la pianta sono piuttosto basse. Al mio segno di resa, l’erborista di quel negozietto di Fès rivela il nome della specie: si tratta della Withania somnifera, il cosiddetto ginseng indiano.
Non mi trova impreparato: conosco questa Solanacea, e così ci mettiamo a parlarne. Si tratta di una pianta usata - nella radice come anche nelle foglie - come tranquillante, spasmolitico e ipotensivo a bassa tossicità, grazie alla presenza di alcaloidi e lattoni steroidali come la withanina e la somniferina, e a numerose altre sostanze. Funziona bene contro l’insonnia, gli attacchi d’asma e le coliche intestinali, e da alcuni è considerata anche afrodisiaca. È utilizzata anche contro i reumatismi, le infezioni batteriche e le astenie gravi, e sembra avere qualche effetto nelle terapie antitumorali. Certamente è una delle specie di maggiore riguardo nella medicina ayurvedica, e, nella sua patria di origine, dove è nota come Ashwagandha, il suo impiego è più che millenario. È ovviamente l’India il suo maggior produttore (si coltiva nelle regioni più aride), e se ne sta tentando la coltivazione anche in Africa e sulle sponde del Mediterraneo.