Tutti sanno quanto faccia bene la salvia: le sue proprietà depurative, antisettiche, antinfiammatorie e digestive aggiungono un significato medicinale al gusto pieno e inconfondibile che questa spezia ci regala su focacce, pietanze, primi piatti.
Pochi sanno però che la Salvia officinalis, di probabile origine centrasiatica, e già nota presso l’antica Roma, ha una parente nostrana, una specie di cugina di campagna, che vive in prati e campi, tendenzialmente aridi e assolati, dalle zone mediterranee a quelle montane di buona parte dell’Europa; è la Labiata Salvia pratensis, o salvia dei prati. E nella nostra tradizione contadina la troviano spesso.
Le foglie della salvia dei prati vanno raccolte prima della fioritura (aprile-maggio), quando sono ancora tenere; pur non essendo così aromatiche come quelle della salvia coltivata, possono essere adoperate, insieme ad altre erbe, per insaporire carni, sughi, minestre, frittate e ripieni per torte salate. Il decotto e la tintura della salvia dei prati sono astringenti, antispasmodici, tonici; ne viene fatto anche un liquore digestivo. La polvere delle foglie essiccate si rivela un ottimo dentifricio, come succede anche per le altre specie di salvia.