Piante in viaggio

 

 Le protagoniste

 

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COREGGIOLA: Insignificante solo in apparenza

Ci sono piante che faccio davvero fatica a descrivere a parole: non hanno nulla di vistoso, di appariscente, di originale da ricordare, tale da stimolare l’immaginazione in chi mi ascolta. Faccio prima a farle vedere, quando le incontro. E nel caso della coreggiola, la incontro spesso, perché è molto comune lungo i sentieri e in zone sottoposte a calpestio, prevalentemente sassose e aride, sul piano collinare e talvolta montano.

Originaria dell’Eurasia, ma ormai specie cosmopolita, la coreggiola (Polygonum aviculare) è una pianta erbacea dal caratteristico portamento prostrato strisciante; i fusti risultano particolarmente resistenti al calpestio; divisi in nodi e internodi, sono ramificati e tendono ad andare verso l’alto. Le foglie lungo il fusto sono più o meno lanceolate e con sfumature rossastre, mentre diventano ellittiche e quasi lineari, con riflessi argentei, all’apice dei fusti. I fiori, molto ridotti (3-4 mm), a simmetria pentamera, sono bianco verdastri. I frutti sono piccole noci di un nero lucente, striate.

Ma in fitoterapia la modestissima corregiola, che nelle descrizioni che ho trovato viene etichettata addirittura come “insignificante”, è invece una pianta da non sottovalutare. L’elenco delle sue proprietà medicinali è piuttosto lungo: è diuretica, vasocostrittrice, antiflogistica, febbrifuga, astringente, vulneraria, emostatica. Per uso interno, è un valido aiuto nei casi di ritenzione urinaria e calcoli del rene e della vescica. Per il suo contenuto in tannini, è un ottimo astringente e antidiarroico, e sotto il profilo dietetico, è un rimineralizzante (è ricca in silicio). Per uso esterno, è consigliata come antisettico e cicatrizzante contro le infiammazioni cutanee e nelle piaghe, nelle ulcere e nelle ferite infette.

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