Ci sono piante che faccio davvero fatica a descrivere a parole: non hanno nulla di vistoso, di appariscente, di originale da ricordare, tale da stimolare l’immaginazione in chi mi ascolta. Faccio prima a farle vedere, quando le incontro. E nel caso della coreggiola, la incontro spesso, perché è molto comune lungo i sentieri e in zone sottoposte a calpestio, prevalentemente sassose e aride, sul piano collinare e talvolta montano.
Ma in fitoterapia la modestissima corregiola, che nelle descrizioni che ho trovato viene etichettata addirittura come “insignificante”, è invece una pianta da non sottovalutare. L’elenco delle sue proprietà medicinali è piuttosto lungo: è diuretica, vasocostrittrice, antiflogistica, febbrifuga, astringente, vulneraria, emostatica. Per uso interno, è un valido aiuto nei casi di ritenzione urinaria e calcoli del rene e della vescica. Per il suo contenuto in tannini, è un ottimo astringente e antidiarroico, e sotto il profilo dietetico, è un rimineralizzante (è ricca in silicio). Per uso esterno, è consigliata come antisettico e cicatrizzante contro le infiammazioni cutanee e nelle piaghe, nelle ulcere e nelle ferite infette.