Piante in viaggio

 

 Le protagoniste

 

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ALOE: Viaggi sotto il sole…

Sulla storia dell’aloe si fa parecchia confusione, forse dovuta anche alla propaganda che le industrie produttrici fanno di questa pur importante pianta medicinale, propaganda tesa alla ricerca di origini mitiche e leggendarie. Prima di addentrarci nella sua storia complessa, diamone una breve descrizione.

L’aloe più importante, sotto il profilo medico ed industriale, è la Xanthorrhoeacea Aloe vera, sinonimo di Aloe barbadensis (poi vedremo perché). È una pianta alta circa un metro (70-150 cm), che ricorda una piccola agave: possiede un fusto legnoso corto e robusto, da cui partono 15-25 foglie allungate acute (ensiformi), rigide e succulente, a bordo dentato e sezione ellittica concava. Dal centro del ciuffo di foglie si erge uno scapo fiorale alto ben più di un metro, in genere poco ramificato, con numerosi fiori gialli, dai tepali uniti a tubo rivolto in basso e stami sporgenti. Il frutto è una capsula ovoidale. Insieme a questa specie spesso troviamo in giro, in giardini e parchi, la Aloe succotrina, che però ha fiori rossi.

Partiamo proprio da questa ultima specie, il cui nome “succotrina” rimanda a Socotra, un’isola pietrosa posta a sud della penisola Araba, all’ingresso del mar Rosso. È molto probabile che l’aloe di cui parlano i papiri e le iscrizioni dell’antico Egitto si riferiscano a questa specie, e non alla Aloe vera. Sappiamo invece per certo che l’Aloe vera si rivelò una pianta preziosa per Cristoforo Colombo e soprattutto per i suoi marinai, quando, veleggiando verso le Indie occidentali, fecero scalo alle isole Canarie. E forse furono addirittura loro a portare – e quindi ad iniziare la coltivazione – di questa specie nei Caraibi e nelle Antille. Lì, qualche decennio dopo, fu trovata dai botanici e ritenuta originaria dell’isola di Barbados.

Riepilogando: la Aloe vera ha origine nell’arcipelago delle Canarie, da cui si mosse sia verso Occidente, nel golfo del Messico, sia verso Oriente, nel Mediterraneo e oltre, fino all’India (non sappiamo tuttavia se la aloe di cui parla Plinio sia quella dell’oceano Indiano o dell’oceano Atlantico).

Ma perché questa pianta fu così importante per i marinai di Colombo, così come lo era stata per gli operai che costruivano le piramidi lungo il Nilo 5000 anni prima? Perché ogni specie di aloe contiene nelle sue foglie un gel protettivo che evita le insolazioni e le scottature della pelle. Non è poco se pensiamo che anche l’olio di oliva, ancor prima di essere un alimento, veniva usato per lo stesso scopo.

Oggi l’aloe continua ad avere lo stesso impiego dermatologico (fra l’altro, è un ottimo cicatrizzante), ma ad esso si aggiunge quello medicinale, che non è indifferente: il succo di aloe contiene molte vitamine, molti amminoacidi essenziali, molti minerali. Le sue proprietà sono forse un poco gonfiate sui media, e non credo a tutto quello che ci viene detto dalla pubblicità: è comunque efficace come depurativo, favorendo l’azione dei reni e del fegato; riequilibra le funzioni digestive prevenendo gastriti, ulcere e coliti, ed è un debole lassativo; stimola il sistema immunitario; è un rimineralizzante, un energico antiossidante e (forse) un antitumorale.

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