Il coriandolo messicano è un tipico esempio di pianta entrata nella consuetudine di popoli lontani dal luogo di origine della specie, al punto da essere quasi più apprezzata “all’estero” che “in patria”. Un po’ come il basilico in Italia, la patata in Irlanda, il peperoncino in India, il successo del coriandolo messicano (l’ombrellifera Eryngium foetidum) è maggiore presso la contigua cucina caraibica, antillana e brasiliana, ma anche presso la lontana cucina indocinese, in particolare thailandese e vietnamita, e presso la cucina indiana (segnatamente quelle del Punjab e del Manipur), piuttosto che in quella messicana, in cui viceversa prevale l’uso del coriandolo mediterraneo (Coriandrum sativum), dal sapore meno aggressivo. Una conferma indiretta è data dai nomi con cui l’Eryngium foetidum è conosciuto nel mondo: lo ritrovate come coriandolo thailandese, “ngo gai” in vietnamita, “ji ana” in cambogiano, per non parlare dei tanti nomi usati nei diversi Stati della Federazione Indiana. Almeno, in Bangla Desh viene detto “bilati dhonia”, che significa “coriandolo straniero”. E, paradossalmente, proprio con la locuzione “culantro extranjero” viene indicato presso le popolazioni di lingua castigliana… Messico compreso!
Invece questa specie è proprio messicana, e la sua distribuzione geografica comprende il Messico meridionale, doveee ha avuto origine, e molte altre regioni del Centroamerica e del Sudamerica tropicale, più o meno fino a Bolivia e Brasile.
A differenza del più famoso coriandolo del Vecchio Continente, questa spezia mantiene i suoi aromi e il suo colore anche dopo l’essiccazione; viene usata in tante ricette del mondo, che siano zuppe, insalate, salse, piatti di carne e di pesce.
Il coriandolo messicano è anche medicinale: le sue foglie sono ricche in vitamine A, B1, B2 e C, caroteni e sali di calcio e di ferro. Nel folklore asiatico viene indicato contro disturbi gastrici e respiratori; è considerato un rimedio omeopatico anche in Surinam, però lì, in Surinam, dove pure è spontaneo, non lo mangiano. Vuol proprio dire che nessuno è profeta in patria.