I colonizzatori spagnoli conobbero ben presto il caucciù, il prodotto della Euphorbiacea Hevea brasiliensis, ed è noto che lo usarono, a partire dai primi anni del ‘600, per impermeabilizzare i mantelli dei loro soldati. Ma si trattava di una lavorazione locale, copiata da quanto già facevano gli Indios amazzonici.
Primo: il caucciù giungeva in Europa sotto forma di oggetti detti “bottiglie”, duri e difficilmente lavorabili. Con aggiunta di etere solforico ed altri solventi, si scoprì che il caucciù poteva essere rammollito o addirittura sciolto e, usando opportuni stampi, modellato secondo le diverse esigenze. In tal modo, fu possibile realizzare lacci emostatici, sonde, tubicini per catetere, che ebbero grande successo presso i medici dell’epoca. La possibilità di ottenere caucciù allo stato fluido permise inoltre di impermeabilizzare tessuti, calzature e palloni aerostatici.
Secondo: la possibilità di utilizzare il caucciù era fortemente condizionata dalla forma e dalle dimensioni delle bottiglie. Nel 1820, l’inglese Thomas Hancock ideò il “masticatore”, una macchina in cui piccoli pezzi di caucciù venivano trasformati in una massa omogenea. Il fatto di poter disporre di grandi masse omogenee, diede il via alla realizzazione di macchine che potevano lavorare il caucciù in vari modi, producendo fogli, tubi, fili, tessuti elastici, calzature, oggetti gonfiabili.
Terzo: gli oggetti di caucciù sino ad allora prodotti presentavano il grave inconveniente di rammollirsi durante l’estate e di indurirsi, perdendo elasticità, durante i mesi freddi. Nel 1841, lo statunitense Charles Goodyear inventa la vulcanizzazione, un processo che, miscelando a caldo il caucciù con zolfo e piombo, lo rende insensibile alle variazioni di temperatura e ne mantiene l’elasticità in qualsiasi condizione climatica. Con il processo di vulcanizzazione, l’industria della gomma inizia uno sviluppo enorme, che continua ancora ai nostri giorni. Particolare importanza assume con l’andar del tempo l’industria dei pneumatici che, attualmente, assorbe il 75% della produzione mondiale di caucciù. Non stupisce perciò che si sia passati dalle 22.000 tonnellate del 1890, ai 3.700.000 del 1980: è come ripercorrere la storia della affermazione delle automobili, dei motocicli e dei camion. Il trasporto su gomma, in altre parole.