Credo di aver sentito parlare del veratro molto presto, già le prime volte che vagheggiavo l’idea di raccogliere le piante per conto mio, anziché doverle comprare sotto forma di prodotto bell’e pronto al supermercato. Mi accingevo dunque a partire alla ricerca della radice della genziana gialla, pregustandomi già un buon digestivo fatto in casa, quando mi dissero: “Stai attento che non sia il veratro, invece”. Fu un avvertimento prezioso.
La genziana gialla (Gentiana lutea) è una Genzianacea dalla bella fioritura gialla, facilmente distinguibile dal veratro (Veratrum album), che invece è una Melanthiacea, parente in qualche modo dei gigli, ed ha fiori piuttosto anonimi, verdastri. Diamone una descrizione completa.
Il problema della confusione con la genziana gialla sta quindi quando i fiori non ci sono, aumentato dal fatto che entrambe le specie vivono spontanee nelle zone montane e fresche di tutto il continente europeo, specialmente su suoli ricchi in sostanze organiche (l’areale del veratro si estende comunque anche all’Asia occidentale fino alla Siberia e al Caucaso).
E che cosa succede quando si raccoglie la radice del veratro anziché quella della genziana? Il veratro possiede una radice molto velenosa, ricca in alcaloidi tossici, capace di paralizzare il sistema nervoso, con conseguenze a volte letali. I sintomi, che si manifestano qualche ora dopo, sono dolori addominali, nausea, vomito, sudorazione eccessiva, debolezza, convulsioni e scompensi cardiaci, fino alla morte. Quindi, evitiamo di fare confusione, per favore.