Credo che chiunque pesti con le dita sui tasti di un pianoforte sappia che cosa è l’ebano. Qualche anno fa era anche uscita una canzone, a firma di Michael Jackson e Paul McCartney, dal titolo “Ivory & Ebony”, a sottolineare come l’integrazione fra il bianco dell’avorio e il nero dell’ebano sapessero, grazie alla musica, formare una meravigliosa armonia. Tasti neri e tasti bianchi, un bel manifesto antirazzista, insomma.
L’ebano è originario delle foreste non umide di Sri Lanka e India meridionale; per coltivazione si è diffuso altrove, in particolare nella penisola malese e nell’arcipelago indonesiano. In Natura, la sua sopravvivenza è messa in pericolo dall’eccessivo sfruttamento.
Sono molte le specie del genere Diospyros che forniscono legni importanti, quali l’asiatico Diospyros celebica o macassar, gli africani Diospyros mespiliformis e Diospyros crassiflora o ebano del Gabon, ma il più pregiato è senz’altro questo, che ci regala il legno nero per antonomasia (si dice infatti “nero come l’ebano”), duro e pesante, resistente alle intemperie e alle muffe. Viene impiegato in diversi prodotti di valore, dagli oggetti di falegnameria fine ai mobili di pregio, alle sculture, all’arredamento, ai rivestimenti di lusso, agli strumenti musicali, agli scacchi. I frutti gommosi e commestibili sono usati in medicina tradizionale come astringenti.