Il pino domestico, quello che ci dà i pinoli, è l’albero che maggiormente caratterizza l’iconografia del paesaggio mediterraneo. L’abbiamo visto tante volte, ma attenzione: in botanica il pino da pinoli è il Pinus pinea, che alcuni sbagliano a chiamare pino marittimo; tale nome è più appropriato per il Pinus pinaster, altrimenti detto pinastro, che vive in climi più oceanici, tende a salire a quote più alte, e viene utilizzato in vasti rimboschimenti (estesissimo, a perdita d’occhio, quello delle Landes, in Guascogna); il suo portamento è conico-piramidale, l’ago più lungo e pungente, la pigna stretta e allungata.
I fiori sono monoici (divisi in maschili e femminili): quelli maschili sono riuniti in infiorescenze piccole e gialle; quelli femminili, molto piccoli, sono protetti da scagliette rosso-violacee. Derivati dalla fecondazione dei fiori femminili, i frutti sono le classiche “pigne”, a forma globosa, con la base piatta, di colore marrone, con scaglie lisce ed arrotondate. I semi sono i pinoli, racchiusi in un guscio duro, nerastro, e commestibili. In varie zone d’Italia sono chiamati con altri nomi come “pinoccoli” o “pinocchi”, da cui il nome del famoso burattino Pinocchio.
Si tratta di una specie che predilige terreni sabbiosi e freschi, ama il caldo dei litorali marini e i versanti assolati. Si trova vicino al mare, ma si può spingere eccezionalmente fino a 600 m di altitudine.
L’areale naturale del pino domestico va dalla Crimea al Portogallo all’Algeria. In Italia si trova di frequente spontaneo, ma le numerose pinete dei litorali italiani, fatte unicamente da pino domestico, come quelle di Viareggio, del Circeo o di Ravenna, sono tutte il risultato di impianti artificiali.